24°05’10,30″N 38°06’23,44″E

one
principio di inerzia
… :un corpo sufficientemente lontano da altri corpi permane in uno stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.

two
Un sistema di coordinate il cui stato di moto sia tale che il principio di inerzia risulti valido con riferimento a esso, viene detto “sistema di coordinate galileiano“.

three
Se K è un sistema di coordinate galileiano, allora è pure galileiano ogni altro sistema di coordinate K’ che si trovi, rispetto a K, in uno stato di moto traslatorio uniforme.

three.1
traslatorio perché non ruota, uniforme perché ha direzione e velocità costanti

four
Se K’ è un sistema di coordinate che si muove, rispetto a K, uniformemente e senza rotazione, allora i fenomeni naturali si svolgono rispetto a K’ secondo le stesse precise regole generali come rispetto a K. Questo enunciato viene detto principio di relatività (nel senso ristretto).

poi ci si è messa di mezzo la luce, c = 300 000 km/s
per essere un pochino più precisi c = 299 792, 458 km/s
che ci ha ricordato che sotto sotto sotto sotto c’era il tempo…
panacea di tutti i mali, di cui ci si stava scordando

five
Perveniamo così al seguente importante risultato: gli eventi che sono simultanei rispetto alla banchina non sono simultanei rispetto al treno e viceversa (relatività della simultaneità); ogni corpo di riferimento (sistema di coordinate) ha il suo proprio tempo particolare: un’attribuzione di tempo è fornita di significato solo quando ci venga detto a quale corpo di riferimento tale attribuzione si riferisce.

i beg your pardon!

vedi albert, a parte il treno e la banchina che mi ricordano una interrail di tanti anni fa, qui non mi hai perso (come direbbero in terra di albione)… no!! non mi hai perso, anzi, mi hai ritrovato, e mi hai fatto ritrovare. non so perché (cioè lo so ma non te lo dico) mi hai fatto evocare ancora una volta (again!!! e mo basta!!!!!) monsieur laborit… come dire? e sai cosa? che quando ho pensato a monsieur henri laborit, mi è venuto in mente il monte toc (tic toc tic toc… sempre intorno al tempo giriamo) che si è staccato (era il 9 ottobre 1963, dopo 4 anni sarebbe morto Ernesto Guevara de la Serna, el Che), come un figlio disgraziato è scappato di casa, è scivolato in basso quel pezzo di roccia, spazzando via tutto e tutti e tutte (perché di tutte ci si dimentica sempre, società maschilista) ma non è riuscito a spazzare via il suo contenitore… che poi, a pensarci bene, mi fa pensare a quel film irlandese… in the name of the father, giuseppe (ce ne sono stati di giuseppe con figli scapestrati!!!!!!!), era il 1993, io giravo solo soletto per la norvegia, … la stessa dell’interrail di prima, roma, monaco, oslo, stavanger, bergen, trondheim, bodø, å, bardufoss, nordkapp, narvik, stoccolma, düsseldorf, parigi, grenoble, roma

lo giuro, non ho bevuto, non potrei, qui è proibito!!!

tornando a noi, e a chi so io, captain my captain, i pesi e le misure sono due ma sono uno solo, dipende dallo stato di moto, se uniforme e sufficientemente lontano da altri corpi, i pesi e le misure diventano un peso ed una misura, ma siccome noi continuiamo ad avvitarci su di noi, come il cavatappi che agognerei se avessi una bottiglia con me ora, dicevo siccome noi non ci muoviamo di moto rettilineo uniforme, né siamo sufficientemente soli (almeno io ho un universo che mi si agita dentro) salta tutto e andiamo in prigione senza passare per il via, nella prigione che abbiamo dentro di noi, dove il tempo è tutto, dolore, agonia e panacea, e ti ricordi quei giorni…

Ti ricordi quei giorni? Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano…
Ti ricordi quei giorni? Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano, vicino a te, vicino a me e ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa, per creare qualcosa, per avere qualcosa…
Ti ricordi quei giorni? I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava e ti stringevi a me nella mia stanza, quasi un respiro, poi mi dicesti “Basta, perché non voglio guardarti, perché ho paura ad amarti”. E dicesti, e dicesti e dicesti…
Le tue parole quasi io non ricordo più, ma nemmeno tu ricordi niente….
Ora dove sei e che gente vede il tuo viso e ascolta le tue parole leggere, le tue sciocchezze leggere, le tue lacrime leggere, come una volta?
Che cosa dici ora quando qualcuno ti abbraccia e tu nascondi la faccia e tu alzi fiera la faccia e guardi diritto in faccia come allora?
Qui un poco piove e un poco il sole, aspettiamo ogni giorno che questa estate finisca, che ogni incertezza svanisca…
E tu? Io non ricordo più che voce hai… Che cosa fai? Io non credo davvero che quel tempo ritorni, ma ricordo quei giorni, ma ricordo quei giorni, ma ricordo quei giorni
ma ricordo…

il tempo… perché ognuno ha il suo tempo, o forse no.

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